I corpi che dipingo, sono vuoti, leggeri, evanescenti , cercati nell’essenza, quel che basta per darne la forza

“Leggera a spazi vuoti.”
Critica per Grazia Salierno

Grazia Salierno nasce nel 1975; vive e lavora a Bari.
L’arte accompagna Grazia fin da giovanissima, si diploma infatti nel 1995 al liceo artistico e nel
2000 si laurea all’Accademia di belle arti di Bari; poco dopo consegue invece una specialistica in
grafica pubblicitaria.
Tuttora Grazia lavora come artista a tempo pieno, credendo ogni giorno di più che questa sia l’unica
strada che possa portarla ad essere completa e totalmente se stessa.
Artista figurativa, lavora prettamente su supporti come carta e tela, alternando acrilico, acquarello
ed olio; lavora molto spesso con quest’ultima tecnica, essa si presenta leggera e in trasparenza,
come fosse un acquerello, questo perché l’artista usa pennellate dai tocchi veloci ed impalpabili,
come lo sono oltretutto anche i soggetti da lei dipinti.

Figure che danzano in un liquido amniotico, leggere che dichiarano la propria libertà; perlopiù
soggetti femminili che camminano delicatamente senza toccare terra, donne che ritornano ad essere
bambine dopo un vissuto tortuoso. Proprio la voglia di rinascita è il punto focale del lavoro
dell’artista.
Lo spazio attorno al soggetto esiste solo attraverso il movimento del corpo, non esistono luoghi
fisici ma solo luoghi interiori; come non ci sono i dettagli dei volti, un’assenza di identità che
richiede all’osservatore un’attenzione particolarmente abile nel “cercarsi” attraverso
quell’annullamento.
L’ artista dichiara la bellezza, che in questo caso però non è altro che un atteggiamento, un rumore,
una danza davanti al mondo; tutto questo non è un gioco, è spesso speranza e la bellezza è sempre
onesta quando non è legata all’eccesso.

In tutti i suoi lavori si percepisce quell’assenza di luoghi fisici che sarebbero per lei solo ostacoli ed
impedimenti del proprio vissuto; il soggetto viene così messo su una tela bianca, in uno spazio
vuoto e sotto i riflettori, come un attore senza volto che ancora non conosce bene il proprio ruolo e
che lo comprenderà solo attraverso il “sentire” dello spettatore davanti all’opera.

Nell’opera “Filamenti” del 2017, l’artista racconta un corpo femminile che con grande energia ma
anche delicatezza, lascia la propria esistenza per poter andare altrove; abbandonando la banale
quotidianità il corpo si ricongiunge con un’altra parte di sé, che è adesso “azione” senza mai
eccesso. Grazia in questo lavoro racchiude così il senso di tutti i suoi lavori.

Nel lavoro “Alga nera” del 2017, l’artista invece mostra l’estenuazione di un percorso già visto, un
riposo, quasi una glorificazione dell’essere che appunto è stato già “esposto”; il soggetto rimane per
terra quasi inerme, non in senso di apatia, ma in senso di celebrazione.

Molti dei suoi lavori sono anche gli acquarelli; tra tanti, uno ne descrive nella sua totalità l’essenza
della tecnica e del concetto, questo è “Pancreas” del 2016; qui una figura femminile distorce il
proprio corpo con movimenti ondulatori, più che una danza liberatoria questa si rivela come una
danza della “dolenza”, dove il soggetto, inarcandosi, cerca di buttare fuori ogni sentimento negativo
e non costruttivo per la propria vita; qui il movimento è visto come fonte di “liberazione”.

I lavori di Grazie Salierno si immergono in una delle tracce poetiche di Miguel Hernández:

“Corpo di chiarità che nulla appanna.
Tutto è materia di acceso cristallo,
attraverso quel sole che ti segue,
che da dentro ti spinge sempre avanti.” […]

L’artista attraverso i suoi soggetti racconta se stessa; il suo corpo chiaro e puro afferma la sua forza,
mentre emana quell’energia che la spinge, la porta avanti e che la sprona a raccontarsi ogni giorno
sempre un po' di più, fino a sentirsi completa e senza paure davanti a chi la guarda.

Catania, 29 aprile 2017
A cura di Benedetta Spagnuolo